lunedì 5 gennaio 2015

#BigEyes il commento al film di #Benful.

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#BigEyes il commento al film di #Benful.
avevamo lasciato il nostro amatissimo #TimBurton alle atmosfere (a lui congeniali) dark di #Frankenweenie e #DarkShadows, che non avevano riscontrato i favori del pubblico (e anche della critica), e lo ritroviamo quasi tre anni dopo alla regia di un film tratto da una storia "realmente accaduta" quella che segue le vicende dei coniugi Keane, dall'ascesa e commercializzazione dell'arte (i dipinti dei bambini dai grandi occhi saranno la loro fortuna) fino alla rivendicazione (con clamoroso processo) che a dipingere i quadri fosse la mano della moglie.
Un film anomalo per Burton, se non fosse per il fatto che lui conoscesse la vera Margaret Keane, resta inspiegabile la scelta di realizzare quest'opera che "nasconde" (come sotto uno strato di pittura, un pò come fa il vero Walter con la firma sul quadro coperta dall'olio, ndr.) le atmosfere alle quali ci ha abituato il regista di Burbank.
Qualcosa di Burton riusciamo comunque a scovare, ossessionata dagli occhi grandi, Margaret inizia a vedere le persone con il volto "sfigurato" dagli occhioni che tanta fama gli hanno regalato, ecco probabilmente il regista avrebbe voluto dirigerlo così con gli attori truccati dai grandi occhi che danno il titolo al film.
Un film che invece ha un suo percorso lineare, siamo a cavallo degli anni 50-60, la donna è ancora vittima di uno status d'inferiorità sull'uomo, si spiega così l'arrendevole vita della pittrice vittima del plagio del marito. Burton lascia le sue tipiche atmosfere per dirigere alla grande i suoi interpreti, senza effetti, senza sontuosi costumi, anche le musiche che accompagnano il film sempre dirette dal fido #DannyElfman fanno da sfondo alle interpretazioni del cast.
Al pur bravo (ma troppo gigionesco e viscido, vorremo vederlo interpretare qualcosa di diverso) #ChristophWaltz, preferiamo una straordinaria e impeccabile #AmyAdams (più volte ha puntato alla statuetta - 5 nomination - all'Oscar e magari questa è la volta buona che riesce ad impugnarla) che ci trasmette dai suoi occhi, i dolori e le gioie di una donna che vive di arte, fino al riscatto della sua emancipazione. 
Fulvio Bennati

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